Il silenzio

San Paolo, Brasile, 20 ottobre 2015

 

 

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Il silenzio è uno spazio da abitare e uno spazio di accoglienza. Il movimento di una pianta corrisponde alla sua crescita, è una proiezione nello spazio basata sulla perfetta simmetria tra la cinetica del suo emergere evolutivo e la staticità del suo radicamento. Ma a ben vedere anche la staticità radicale è movimento e anche la corsa verso il cielo è appoggiata su un piano.

Contenuta in un abitacolo azzurro, il suo fremito è un cardiaco pulsare, un silenzioso accogliere quasi traccia di un mondo lontano. Il giardiniere sa comunque di muoversi in un mondo che declina l’immobilità in continue acrobazie, di muoversi all’interno di una corrente continua nell’apparente quiete come di un fiume. La crescita è un movimento rallentato che si svolge in un flusso, senza interruzioni…  senza sobbalzi, e il ritmo nasce dallo svolgersi per geometrie cristalline dei piani foliari come delle circonvoluzioni avvolgenti reticoli di supporto.

Il movimento di una pianta è silenzioso. Il giardino è il luogo dove si celebra quel rito dello scorrere e ogni evento vi si accorda, sia il mormorio di un ruscello o il fraseggio di un uccello, lo stormio delle foglie o le circonvoluzioni remote di un insetto.

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Il silenzio ricorda qualcosa d’infanzia, assomiglia a quell’aspettativa sospesa che tiene una mente piena di meraviglia perché sgombra di esperienza. E l’infanzia è il più grande mistero della nostra vita, di molte misure più grande della morte. Osservando un albero dal basso puoi leggerne il tempo sversato per muoversi verso il cielo, i tentativi e gli insuccessi come la perfetta sintonia tra i presupposti del seme e il ricalco d’ambiente.

Ma è il ritorno di quel silenzio il mistero che tiene gli occhi pazienti del giardiniere, il silenzio con cui il giardino risponde alle sue domande, perché in ogni frammento indiziario si apre uno spazio sterminato di silenzio.

Nella crescita, il fusto quanto le radici sembrano allontanarsi dal seme, in una corsa frenetica verso l’alterità; ma poi dai rami pendono silenziosi domani pronti ad accogliere frammenti di tempo.

 

 

… a martedì prossimo!

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