La mietitura

In partenza per Lisbona, 30 settembre 2015

 

 

Riflessi azzuIMG_2835rroneri di gazze e ghiandaie e un gracchiare a rintocchi che vaga nello spazio e dà il senso alle distanze.

La mietitura ha una spontanea trascendenza, sembra sfuggire dal qui e ora per sospendersi in un tempo immobile, notturno, che non chiede azioni o sequenze per significarsi. Dopo la mietitura il campo è spogliato e violentato, ma al tempo stesso pare aver ritrovato il suo senso recondito di eternità.

A un giardiniere cui venga chiesto di immaginare un parco a rivestire quella natura morta, che sopravviene in quadro proprio perché delineata nei contorni e nei toni cromatici, nel quieto posizionamento come nelle riflessioni di luce, sembra quasi sacrilego. Fermiamoci a riflettere che la vita abbia a seguire la stessa traiettoria: la frenesia cinetica erode lo spazio, più corriamo più la nostra esistenza perde coesione.

 

IMG_2822Forse la mente stessa, l’architettura del ricordo, chiede di fermare il movimento per dare consistenza biografica. La mietitura ha lasciato solo parvenze di ondulazioni nel transito della macchina sul grano, come fantasmi di movimento, non più le fantasie del vento sulle spighe, quel tramestio liquido che consente ai fagiani di nascondersi, di fingere una non-presenza.

Ora vagano impauriti perché di colpo sono emersi nel mondo. Chiedere di mettere mano a questo cosmo per avviare il caos è complesso. Il parco è vita e il giardiniere ha il suo sacerdozio proprio a quell’altare e tuttavia la sua implicita filosofia non può non attrarlo nell’orbita del nudo e silenzioso immoto. Cerchiamo di appoggiarci su un piano che dia il senso di solidità bidimensionale, ci rifugiamo nelle illusioni euclidee, ma nello stesso tempo non siamo in grado di sfuggire alla tentazione di correre per coprire le distanze, ma ci restano solo rintocchi, come il gracchiare che risuona a eco.

 

 

 

… To be continued.

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