La lotta che diviene cura

Seul, 16 settembre 2015

 

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Ogni progetto, anche il più consapevole e rispettoso, parte dal presupposto e dalla presunzione di cercare un ordine nelle cose, se non addirittura di imporne uno. Non ne possiamo fare a meno e siamo inevitabilmente condannati all’insuccesso.

Non è possibile dialogare se non posizionandosi su un piano grammaticale che organizzerà il mondo secondo le radici del discorso. Il razionale ha infiniti volti. L’ordine scivola tra le mani perché troppo desiderose di arrivare al termine ultimo. Ma ogni tessitura ne introduce una nuova e a ciascun livello vedi crollare predicati. Tuttavia è proprio l’insuccesso a dar vita al giardino e chi professa la filosofia del giardiniere non lo teme. In un certo senso è pronto a partire dall’emergenza che contraddice per costruire una ragnatela di inusitate connessioni. Il giardino sarà un nuovo piano di realtà, non eradicato dagli altri ma non sussumibile a questi. Il giardiniere è apologeta dei propri sogni frantumati, sa che in ogni scheggia si riflette un angolo di luce del proprio dialogo con la natura. Infiniti sono gli ordini perché altrettanti sono i modi per ordinare il reale.

11863474_778150742310529_8848821276865732356_nCome in un immenso grattacielo, il filosofo accede ai diversi piani, illudendosi ogni volta che quello visitato sia il fondamento del reale. Ma poi è incapace di fermarsi e così non può fare a meno di emergere dal sogno. Il giardiniere e’ abituato a questo. Sa che il giardino è  frutto del proprio dialogo e che il grattacielo è un cantiere aperto. L’assenza è virtualità, è quella ridondanza che consente infinite declinazioni. Così il giardiniere sperimenta il proprio percorso, è creativo proprio perché costretto al dialogo.

Sotto le spoglie del frumento, che come una barriera corallina si interpone, c’è la tessitura del terreno, stratificato per faglie di microambienti, e in ogni piano rinviene piccoli giardinieri che hanno ordinato il reale secondo i loro progetti. Il giardiniere sa che non può fare a meno di loro. La lotta si trasforma in cura, mentre il mondo gli scivola tra le mani, la terra gliele pulisce dai pensieri utopici. Vede il cielo piegarsi sulla terra e non ha più bisogno di ascendere per trascendere.

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To be continued…  

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