Dove comincia il viaggio

Bologna, 8 settembre 2015

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A perdita d’occhio un trapezio all’orizzonte di stoppie di frumento dopo la mietitura, sembra un enorme riccio biondo da accarezzare a passi lenti.

Il viaggio comincia da qui… nell’annegare lo sguardo sul mare delle possibilità, per poi ritagliare fazzoletti di terra e appoggiarli sul piano dell’immaginazione come in un collage, cercando un filo che invisibile li tenga a ghirlanda.

Ma prima occorre infondere sospensione, mescolare i propri ricordi nei multistrati di terreno, come in una preghiera senza indirizzo lasciarsi disperdere.

Il giardiniere è un esploratore di virtualità nascoste, un promotore di epifanie, una nostalgica assenza di moto ancor prima della protervia creativa. Il vuoto suggerirebbe la corsa, perché ha la stessa struttura del tempo a venire di un bambino, ma l’esperienza impone l’immobilità quieta e fremente di un gatto.

11998961_774930572632546_3627835728428227644_nE io… sono abituato a confrontarmi con un foglio che sembra bianco ma non lo è, so bene che ogni approccio si porta dietro le radici di un mondo precedente. Immaginare un giardino significa saper dialogare su una molteplicità di piani, connettere tempi differenti della propria esistenza, porli in relazione con la storia di quel frammento di terra, saper coniugare la propria creatività con il genius loci, declinare correttamente le forme verbali degli ecosistemi presenti.

Così le mie divagazioni non sono mai pensieri in solitario. Inizio col chiedermi che si nasconda sotto questa coperta ispida, negli interstizi di un tal continuum-dolce agli occhi.

Il terreno sembra privo di ondulazioni ma solo in apparenza, soprattutto a quest’ora che il sole sulla trequarti del cielo sembra non cadere nella sera ma solo annunciarla.

È la luce migliore, capace di incidere sulle cose tagliando i colori brillanti da ciò che ritocca di nero, così tutto diviene più corposo, e con lo sguardo lo puoi toccare. Ma a uno spazio così il tempo perde consistenza: questa è la sensazione più vivida, più vera, il tempo dei primi passi è senza lancette, una sorta di nebulosa espansa.

Vale la pena allora degustare questa assenza, perché non è mancanza ma eccesso.

To be continued…

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